Terza storia semplice:

Pescatori

Arrivo nella spiaggia di Sohar poco prima che il sole avvolga il cielo, la terra e l’oceano nel tipico giallo granturco che caratterizza univocamente questi luoghi. Le immagini che si presentano ai miei occhi sembrerebbero catapultate ai nostri giorni da un’era assai remota e dimenticata, se non fosse per quel tocco di modernità conferito allo scenario dalla presenza di quei jeepponi sconquassati, a volte senza sportelli o parti di carrozzeria, usati per tirare le reti dall’oceano sempre strapiene di pesce di ogni specie e dimensione. La folla si fa brulicante, omaniti, indiani, pakistani, grandi, bambini. Tutti in diversi modi interessati allo spettacolo, chi per puro divertimento, chi per avere in regalo quei pesci piccoli o di poco valore non apprezzati dal mercato. Non meno interessati degli uomini una colonia di gabbiani (che mi sentirei di stimare in almeno 10.000 unità) festosi nella succulenta felicità del banchetto e tanto chiassosi da coprire le grida dei ragazzi nella trance agonistica della partita di calcio che si svolge nei pressi. Vedo le bocche dei ragazzi muoversi, anche concitatamente, nel gesto inequivocabile del gridare, ma le mie orecchie non percepiscono il loro suono per lo stridere incessante dei gabbiani, impavidi e noncuranti dei gesti minacciosi e risoluti di “Don Gaetano” che tenta, con poca fortuna, di allontanarli dalla preda per preservare il suo guadagno. Don Gaetano, il rotondo capo pescatore le cui braccia penzoloni non seguono la naturale traiettoria verticale come la gravità imporrebbe, ma fasciano in modo singolare verso il basso quei cuscinetti di grasso che gli avvolgono tutto il corpo senza trascurare nemmeno un centimetro quadro. Lo chiamo affettuosamente Don Gaetano riconducendolo al pescivendolo che conoscevo quando ero bambino e lui è contento del suo nome nuovo di zecca e se lo sente appiccicato addosso a tal punto che ogni volta che lo chiamo si gira di scatto, come se sua madre l’avesse chiamato così da sempre. L’oceano ha corroso il suo volto, un impasto a dosi misurate di sale, sabbia e vento gli massaggia rudemente il viso da quando ha visto la luce, ma non deve essere poi tanto anziano, tutti qui dimostrano molti anni in più di quelli che realmente hanno.

Sohar, 27-01-2017 - Antonio Spadaro

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